CODEINE VELVET CLUB
Ecco allora un suppletivo più appagante: Codeine Velvet Club.
Con lui Lou Hickey, una tra le tante (belle) voci femminili soul/pop che in questo momento affollano gli studi dei discografici inglesi, e qualche buon mercenario (Ross MacFarlane-batteria, Will Foster-chitarre e tastiere, Lewis Gordon-basso) a chiudere un cerchio musicale che dimostra come, spesso, alle buone idee basta una testa pensante (o 2 in questo caso) e pochi, scelti, meri, esecutori.Il risultato l'ho trovato tanto piacevole che sono qui a scriverne.
E' pop, signori. Il pop nel modo migliore in cui lo si può intendere: furbo, fruibile, con un piede nel presente e uno rivolto ad un intelligente passato. Una collaborazione che pesca dai sixties più o meno nella stessa maniera in cui lo hanno fatto i Last Shadow Puppets: da John Barry a Lee Hazelwood, orchestre e fiati compresi, con dinamiche aggiornate e una voce femminile che sposta l'ago della bilancia verso ciò che il mercato post-Winehouse richiede con una certa insistenza.
I risultati, se date un'occhiata a cosa offre il mercato su queste latitudini, sono molto più che apprezzabili. E' chiaro, tutto dipende dal modo in cui vi relazionate alla musica pop.
Un sorriso, e la leggerezza che essa sprigiona vi renderà liberi.
Al contrario, se al di sotto del vostro naso regna normalmente una certa puzzetta, ne uscirete con una smorfia, terribilmente sodomizzati. Il rischio è che, ripensandoci, potrebbe piacervi.
A preview of the album, HERE
































